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Colori 

Usali tutti  i colori….mescola ….sperimenta …crea…. riempi il foglio  di emozioni  ! Colorare a volte  è  come fare l’amore! 

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la biblioteca

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La biblioteca , quella in via del Pincio era fra le più antiche di Milano, e lui c’era sempre stato, o almeno così dicevano i pochi che la frequentavano.

Di solito i bibliotecari tengono i libri ordinati negli scaffali, registrano con meticolosità gli utenti e scrutano coloro che vengono a prendere in prestito i libri, come se volesse mettere a nudo i loro pensieri .
Ma lui era diverso, sapeva dove erano sistemati tutti i libri e spesso li lasciava respirare sopra i tavoli , li spostava delicatamente da un posto all’altro per fargli vedere la luce che passava dalle grandi e alte finestre ; lui sapeva bene a chi consegnare la sua preziosa merce, se non sentiva amore per i libri con gentilezza sussurrava che quel libro non era in biblioteca .
Quel luogo non era molto frequentato, con l’uso massiccio di internet, la biblioteca era diventata un posto ameno, adatto alla gente un po’ retrò che amava ancora l’odore della carta, il fruscio delle pagine che vengono voltate e la magia di quel posto silenzioso ma carico di parole.
Lo sapeva bene lei che si recava lì quasi tutti i pomeriggi.
Lucia non poteva fare a meno di andare lì, e Morgan l’aspettava , il libro era sopra un tavolo nella zona riservata a chi voleva stare in disparte.
Morgan sceglieva con cura il libro, come un amante sceglie il luogo dell’incontro.
Lucia si preparava ad entrare il biblioteca, come una donna si prepara ad un incontro d’amore .
I loro sguardi si incrociavano dal momento che lei entrava ,il bibliotecario la seguiva con gli occhi, il suo incedere lento e sinuoso, le gambe lunghe e magre , il suo fondoschiena , e come faceva sempre si voltava e lo fissava con quegli occhi magnetici , cerulei.
Era il solito gioco che si consumava fra le mura di quel posto….
(continua)

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Leggere.

Leggere come piume…o leggere tanti libri.

Lo so non c’entra niente ma la stessa parola serve, almeno a me.

Le cose vanno prese con leggerezza, spensieratezza e libertà, che non significa suprficialità…intendiamo.

E poi bisogna leggere. 

Ecco a cosa serviva il secondo significato, degli stessi caratteri inseriti in nella parola “leggere”.

Bisogna leggere per scrivere, leggere per capire ed apprendere, leggere per imparare…anche a scrivere.

Ostinarsi a scrivere in un modo, quando lo stesso modo non soddiasfa nemmeno chi scrive è come continuare a sbagliare e compiacersi di farlo!!!!

Non ci sono colpe o responsabilità…ci sono solo tempi da attendere! 

Il 2016? …lasciamo perdere, pensiamo al 2017…qui e ora!

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Boh…emien

11805796_10206917696637866_694745755_nBohemien! che bella parola! a volte mi piacerebbe condurre una vita da bohemien , melanconica , anticonformista,pure povera!ma libera…da cosa poi non so .

quindi mi limito a vivere una vita boh…..

buona serata a chi leggerà!

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Senza titolo.

A cosa serve un blog condiviso se non viene usato? A cosa serve ?  

Non ricordo quanto tempo è  passato…forse un anno? 

La voglia di scrivere sta pian piano esaurendosi .

Matteo latita, drl resto  mi pare giusto! Ho smesso di stupire con effetti speciali da  un bel po’  di tempo….

Anche gli auguri di Natale sono stati banali.

Per non parlare di quelli di fine anno.

Anche i sassi si sarebbero stancati! E si sarebbero presi a martellate da soli,fino a ridursi in polvere.

Benvenuto 2017 .

Qui ho chiuso. 

Buon multiverso a tutti.

Alice.

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Binari alternativi di vita.

 

Da dove inizio? Dal mio nome , mi chiamo Elisa, non di  Rivombrosa, l’errore comune che fanno in molti è quello di associare il nome di una persona appena conosciuta col nome di un’altra , famosa o no, ma conosciuta, quasi a voler accomunarne pure la personalità.

Ora,  mi chiamo Elisa e sono unica ed irripetibile! (come tutte le persone di questa terra) e qui scatta il meccanismo  che non riesco a capire:  dico terra e la mia testa parte , penso a panorami mozzafiato, a prati immensi di fiori di lenticchie di  Castelluccio oppure a sterminate pianure francesi colorate di lilla e riesco pure a sentire il profumo della lavanda!

La mia giornata inizia sempre con una lotta paurosa fra il letto e il pavimento, il letto rappresenta il sogno e il pavimento la realtà.

Una volta scesa dal letto e toccato con i piedi il pavimento ( rigorosamente con il piede destro, visto che sono pure mostruosamente superstiziosa) inizia il calvario, catapultata in un mondo che sento non appartenermi,  poichè tutti, e dico tutti ,siamo addestrati a fare o non fare determinate cose e pure io non faccio eccezione, addomesticata alla perfezione tanto da scindere Elisa in due parti: una perfettamente lucida e razionale , visibile al mondo intero e l’altra Elisa, niente sostanza, tutte bolle di sapone, leggere e colorate  che si lascia trasportare morbidamente dall’aria.

Ah ….  che bello quando qualcuno  mi chiede  che lavoro fai , pratichi sport, hai figli, cosa fanno nella vita, sei cattolica, quelle stupide domande da non fare mai, poiché siamo addestrati a rispondere fin da piccoli.

Rispondo con molta tranquillità ciò che vogliono che  io dica; oh si …. Faccio l’infermiera ed ho tre splendidi bambini , ma non sono cattolica praticante, ma rispetto tutte le religioni, non sono razzista e  bla bla…a quel punto il mio interlocutore si fa un’idea di me.

Io glielo lascio fare , sono stata addestrata anche per fare questo!

Ma nessuno è riuscito ad addomesticare l’altra Elisa, eh cazzo!

Sono concentratissima in corsia, somministro da anni terapie e faccio medicazioni , ho transitato da un reparto all’altro senza difficoltà alcuna, faccio un buon servizio e sono stimata dai medici e pure dal primario che mi ha proposto come caposala al reparto di medicina. Tutto frutto del mio addestramento, ho avuto buoni precettori di vita, qualcuno direbbe, mentre  l’altra Elisa sbraita e vuole uscire fuori è recalcitrante ma l ‘infermiera la prende a calci e la rispedisce giù giù , lei non ha avuto nessun precettore , e vive allo stato brado , vorrebbe stare fuori più spesso, ma le convenzioni sociali la rilegano nel mondo parallelo.

Eh povera Elisa! Quante commedie  devi fare in questa vita e quante cazzate devi ascoltare, per fortuna ogni tanto  fai  capolino e dai corpo  e parola  ai peggiori istinti  nascosti, come quel bel vaffanculo servito su un piatto d’argento  a quel cretino che ti ha preso per il culo diversi anni; oppure quel si poco probabile detto dopo 2  birre a  quel bel ragazzo .

“E  so soddisfazioni “ ….dicesti prima che l’altra iniziasse il turno  di notte all’ospedale!

 

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DOMENICA

Chiamasi domenica quella giornata di festa che vorresti fare tante cose invece ti ritrovi seduta sul divano a decidere cosa fare…..inevitabilmente la domenica finisce e tu non hai nemmeno deciso se andare a fare la pipì o rimanere seduta….

che schifezza!

Alice

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Fuochi di ferragosto. Liberamente tratto (ma non troppo)da una disavventura ferragostiana.

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Il 15 agosto,  è una data che per ogni italiano medio assume una connotazione importante. Diverse sono le opzioni, vacanza a Fregene o Rimini o grandi abbuffate e grigliate con amici e parenti fino allo sfinimento. Il ricco no…l’italiano ricco il ferragosto manco lo vede… è un intermezzo fra una vacanza e un’altra nella sua barca….o alle Maldive o dove il popolo non può andare. Alice in fondo in fondo era un po’ proletaria …forse solo per invidia e non per giustizia . Quel ferragosto però Alice decise che lo avrebbe passato in una spiaggia di Ansedonia…da sola con il suo (presunto) uomo.
La moto era pronta…due panini…acqua libri …telo per fare una capanna da poveracci e via.
L’idea di non cucinare per un esercito di amici o parenti era vincente! Via …si parte. Dopo i primi km si sentiva già aria di rilassatezza e poi in moto non si parla, si pensa semmai! Ed Alice era felice poiché mentre stava per partire aveva visto passare Matteo .
Sull’Aurelia poco traffico….velocità di crociera 90 km orari.
Cazzo vuoi più dalla vita? Pensava Alice…ma non sapeva che cosa sarebbe accaduto dopo due minuti.
Ad un certo punto due donne gesticolavano accanto alla loro auto, il presunto uomo di Alice si fermò poco distante dall’auto che stava prendendo fuoco, in realtà il fuoco si stava propaganda anche nel prato secco antistante ad una fratta . «Cazzo fai?» Disse Alice «….mi fermo non vedi che hanno bisogno di aiuto?» Mise il cavalletto alla moto e balzò dalle due donne . Si fermò un’altra macchina ed uscì un uomo mentre sua moglie lo riprendeva concitata «….cazzo vai? Stai attento !» Alice Chiamò i soccorsi poiché quelle due insensate stavano scaricando i bagagli dall’auto.
Voleva scendere dalla moto ma il presunto marito aveva messo male il cavalletto e per non cadere, e far cadere la sua preziosa moto che le sarebbe di certo le sarebbe caduta addosso , decise di rimanere in sella senza fare movimenti bruschi; non era il caso di farsi male il giorno di ferragosto!
Di certo pure i cretini sanno che non ci si può fermare con il motore ancora caldo sull’erba secca, ma quelle due signorine ( pure carine) non lo sapevano e il caldo aveva fatto accendere un fuocherello sotto la loro macchina parcheggiata a cazzo di cane che stava già intaccando la ruota anteriore e il fascione di plastica.
Alice guadava le operazioni di soccorso i due uomini nelle vesti si superman e l’uomo ragno cercavano di spostare l’auto da sotto il fuoco e con le bottigliette di acqua le due gentili signorine cercavano di spegnere il fuoco .Alice pensò che la deficienza umana non avesse limiti , come potevano spegnere quel fuoco?
Insomma, i due super eroi avevano appena spostato l’auto, portandosi dietro pure il fuoco e le due pulzelle erano ormai fuori di testa, Alice iniziava a sentire caldo sulla coscia destra poiché per salvare l’auto i due coglioni non si erano accorti che il fuoco stava avanzando verso la cunetta ; la signora, moglie del primo coglione, iniziò ad urlare al marito « vieni via da lì! Il fuoco sta avanzando …aòòòò io sposto la macchina !»
Alice che poteva fare? Non poteva scendere, iniziò a chiamare superman ma lui era così preso che nemmeno la sentiva .
Improvvisamente il crepitio del fuoco si fece più intenso e un fumo acre entrò nel casco di Alice, si girò ed una lingua di fuoco alta aveva già invaso la fratta ; la calma è la virtù dei forti, ma non di Alice che sollevò il casco ,il fuoco era lì….urlò con quanto fiato in gola avesse, il cornuto si girò e capì il pericolo « scendi dalla moto ! svelta» « e come faccio? La moto cadrà non è fermata bene , vieni qui aiutooo»
Lui arrivò di corsa con un fazzoletto davanti alla bocca e disse “«sposto la moto più giù»
“«adesso metti in moto e andiamo, la macchina è salva, che cazzo devi fare ancora? Non vedi sono intossicata di fumo e ho i jeans incandescenti , andiamo via!»
Lui mise in moto e si girò di scatto quasi indispettito, con uno scatto da matto si allontanò dal luogo dell’incendio , Alice iniziò a sbattere il suo casco contro quello della testa del salvatore del mondo, iniziò a scalciare, a picchiarlo sulle spalle, con la gamba gli assestò un calcio sugli stinchi, la moto oscillò e finalmente dopo un km di percosse si fermò.
“«tu devi essere scemo, non hai visto che rischio mi hai fatto correre? Eh cretino che non sei altro! » iniziò a piangere di rabbia e di paura , quella lingua di fuoco aveva lambito la moto e aveva provato sulla sua pelle la pericolosità del fuoco.
««scusami, hai ragione avrei dovuto essere più prudente, metterti in sicurezza e poi andare»
“«vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, è l’ultima volta che vengo con te » mentre lui cercava di rassicurala abbracciandola lei gli sferrò l’ennesimo calcio.
5 minuti di silenzio, poi tutto si calmò, sentirono le sirene dei pompieri e senza dire una parola salirono in moto , prossima fermata le splendide dune di Ansedonia.
Alice assunse di nuovo il controllo e l’odore acre del fumo stava facendosi più debole, come la sua incontenibile rabbia.
Ebbene sì, era ferragosto e doveva rilassarsi in quella splendida spiaggia, costruire la sua capanna e dormire , fare bagni, leggere …. senza parlare al mostro assassino , andava bene lo stesso.
Erano quasi al bivio di Ansedonia, eccolo , ci siamo. Il mostro lo oltrepassò, Alice gli strinse il fianco e disse « il bivio era quello!» «no…da lì non si passa, ho visto il percorso si google map, fidati»
Insomma oltrepassò Orbetello e si diresse verso la Feniglia, non era possibile, non aveva capito un cazzo, ma Alice non fiatò, aspettando che si fermasse per dirgli che non era quello il posto, arrivarono alla pineta del tombolo, non c’era un posto nemmeno a bestemmiare, la gente arrivava a flotte; « ferma sta cazzo de moto! Io qui non ci vengo, non è questo il posto, nemmeno ti ricordi dove mi hai portata l’altra volta? È vero che sono passati anni, ma era Ansedonia, e pensare che avevamo pure fatto sesso lì,grandissimo stronzo, io qui non ci vengo, portami a casa, basta! » « stai calma, ho sbagliato, pensavo volessi venire qui, torniamo indietro …. Tranquilla, ma pure qui è bello.» « io qui non ci sto, allora andavo a mare a santa Severa se dovevo stare in mezzo a questa folla, portami a casaaaaaaaaaaaa, ho fame, voglio andare a casa mia» “«scendi dalla moto, svelta altrimenti ti buttò giù io, ci stanno guardando tutti, scendi e zitta, a casa ci vai a piedi o ti trovi un passaggio» Di solito Alice si calmava solo quando vedeva che l’essere disumano faceva sul serio, e stavolta faceva sul serio « ti ho chiesto scusa, ora mi sono sbagliato, ti chiedo ancora scusa, hai sposato un coglione ok? Adesso fai pace col cervello , e adiamo ad Ansedonia.»
Era ferragosto, avrebbe dovuto essere una giornata di relax…Alice respirò profondamente e tornarono indietro, finalmente il bivio, Ansedonia, stavolta non sbagliò, e seguendo le indicazioni di Alice arrivarono al parcheggio del parco naturalistico le dune, poche persone, lì si doveva camminare, un bel parco pieno di alberi e di daini che si facevano accarezzare.
Alice distese i tratti del viso e si fece tenera e graziosa, potere delle donne, nonostante tutto sono esseri adattabili ad ogni circostanza.
Dopo qualche km di cammino arrivarono a quella lingua di spiaggia meravigliosa, sabbia bianca, acqua cristallina. Erano quasi le 12 , che il ferragosto abbia inizio! pensò Alice.
Giornata splendida , tanti bagni , relax e sonno ristoratore, tutto era stato dimenticato, o quasi.
Erano le 17 e decisero che era ora di tornare a casa , il viaggio era abbastanza lungo, e c’era da camminare parecchio nel parco .
Poteva finire così bene quel ferragosto? Si che poteva, ed Alice era felice e rilassata, ma questo stato durò poco, molto poco, mai avrebbe pensato che attraversare il parco delle Dune fosse stato così difficile, anzi doloroso!
Lasciata la spiaggia si inoltrarono nel parco, Alice aveva deciso di vestirsi alla moto , era coperta dal suo carinissimo copricostume disegual. Si ,in fondo alla fine era stata bene, ora rimaneva la camminata in mezzo ai daini…natura incantata. Ad un certo punto sentì uno strano fuoco nelle gambe…una serie di piccole punture;abbassò gli occhi e si accorse di avere le gambe piene di zanzare fameliche, iniziò a saltellare come una tarantolata, anche le braccia erano diventate bersaglio ! Chiese al salvatore della patria di fare qualcosa e lui per tutta risposta iniziò a percuoterla, tanti ceffoni sule cosce che lasciavano scie di sangue e poi passò alle braccia! Insomma la stava gonfiando di botte! «Dammi i jeans …corriiiii» Alice indossò i pantaloni mentre correva . E si mise l’asciugamano sulle spalle. Ma una zanzara puttana era rimasta attaccata al suo polpaccio e continuò a mordere e mordere da sotto i pantaloni. Finalmente con uno scatto da centometrista Alice e quell’uomo arrivarono alla moto. Lei era piena di ponfi e l’essere immondo aveva beccato solo un pizzico …e dire che si era pure fermato a togliersi il costume e vestirsi . E niente…manco un ponfo sul culo!
Finalmente a casa! Doccia e pomata al cortisone braccia e gambe e pigiama, ferragosto stava volgendo a termine, Alice desiderava il letto, posto comodo e tranquillo,anche perché il sole scottava sulla pelle.
Purtroppo il suo desiderio andò in frantumi alla domanda di quell’uomo con cui aveva condiviso oltre 30 anni di vita (come cazzo aveva fatto non lo capiva) disse «vogliamo uscire ? Andiamo a vedere i fuochi d’artificio?» Quella domanda secca la spiazzò e timidamente e senza riflettere Alice rispose di si.
Non era ancora finita….no….
passeggiavano e salutavano le persone che affollavano la piazze l’uomo bionico dava segni di cedimento! Alice pensava fra sé che forse sarebbero tornati a casa prima dei famigerati fuochi.
«Alice,forse è il caso di rientrare, tu non sei stanca?» «Un pochino, ma se vuoi andiamo!» Uno sfavillante sorriso illuminò il suo volto…”finalmente ” .
Appena arrivarono a casa il signore si mise a letto mentre Alice si fermò a fumare una sigaretta fuori. «Dai alice vieni a letto» disse colui che forse voleva finire in bellezza la serata di ferragosto.
Lei si affrettò a fumare e lo raggiunse….russava….ebbene sì russava!
Alice era disturbata da quel russare e non riusciva a dormire. Era ormai così nervosa che il sonno non arrivava.
Ad un certo punto sentì i primi spari dei fuochi…si alzò dal letto e si mise in finestra a guardare quei piccoli fuochi che più che d’artificio avevano l’aspetto dei fuochi fatui e il rumore era quello dei petardi.
Intanto quello russava …
Che faccio? Lo sveglio? Gli di due calci?
Ebbe una illuminazione :aprì il frigo, prese una Ceres e si scaldò una piadina la riempì di maionese e tonno!
Azzannò il panino e si attaccò alla Ceres « vaffanculo alla celiachia e al ferragosto”»si sdraiò sul divano …fu il sole a svegliarla….ma era già il 16.
Meno male ferragosto è passato!
Alice