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Intervista a Camilleri ( alice)

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Era una calda estate ed andai in vacanza in Sicilia, amo il mare e la gente isolana, di poche parole e dai lineamenti duri, bruciati dal sole. Decisi che trascorrere lì una settimana fosse per me un toccasana per il corpo e per lo spirito.
Mi inoltrai nei posti più nascosti, visitai le spiagge più belle fino ad arrivare a Vigata, oltrepassai la splendida Favignana, per arrivare a Marinella poi Sciacca e giunsi a Vigata; non a caso avevo voluto visitare i posti narrati dal mio scrittore preferito , colui che mi ha tolto molte ore di sonno e che mi ha regalato immagini e suggestioni quasi uniche, il sommo Andrea Camilleri, come lo definiscono in molti.
L’ultima tappa sarebbe stata Tindari, in onore del suo libro letto qualche mese prima “ una gita a Tindari”.
Era caldo, quel caldo che avevo letto e respirato nei libri del sommo, quelle strade bianche, quel mare calmo e azzurro, quei posti mai visti prima ma che avevo imparato a conoscere benissimo, “me ne stavo li`, come “affatata, a taliare il mare, scantata che un suo minimo gesto mi potesse svegliare dal sogno che stavo vivendo” qualcosa del dialetto siciliano lo avevo imparato. Una cosa strana …. Leggerlo” fra me e me” mi riusciva benissimo, ma se lo leggevo ad alta voce facevo ridere!!!!ma che minchia sto pensando?
Decisi di sedermi ad un piccolo bar con vista mare per gustare la famosa cassata siciliana, ma sì, le vacanze sono fatte anche per mangiare di più, poi a casa dieta!
Mi sedetti accalorata e stanca quando il cameriere si avvicinò e gentilmente, sottovoce mi chiese cosa desiderassi in quel momento si sedette nel tavolo accanto al mio un signore , aveva una sigaretta fra le dita , spostò la sedia e subito il cameriere si allontanò da me lasciandomi lì come una cretina mentre dicevo :« una cas…..» andò da quel signore avvolto in una nuvola di fumo e si chinò quasi con tutto il corpo e disse :«buongiorno, le porto il solito?»
In realtà mi incazzai un bel po’, essere lasciata lì per correre da un altro cliente, ma chi era? Doveva essere una persona importante, un padrino siciliano? , mi voltai , lo guardai bene, aveva un viso familiare, occhiali , sigaretta….oh mio Dio!!! Era proprio lui in carne ed ossa (più carne che ossa!), non potevo sbagliarmi, chiamai il cameriere e gli chiesi conferma, ovvio che lui mi rispose con grande riservo e a monosillabi :« si, è Camilleri, sta in vacanza qui, lui vive a Roma, ma non lo importuni con sciocchezze, non sa quanto più essere scorbutico la mattina e soprattutto quando sta pensando al suo nuovo romanzo!»
Avevo il cuore che mi usciva fuori dallo sterno, nemmeno avessi visto Osvaldo o Cortes o che ne so chi, l’uomo della pioggia!!! Dovevo assolutamente parlarci, inventarmi qualcosa per catturare la sua attenzione, frugai nel borsone per vedere se avessi portato il suo libro “ i racconti di Nenè” (che non avevo ancora iniziato a leggere) quale migliore occasione per attaccare bottone e scucirgli almeno un autografo?
Ho letto molti dei suoi libri ancora prima che Montalbano diventasse un personaggio televisivo e mi sono divertita con le battute di Catarella e le imprese di Mimì Augello.
Ok, mi butto alla fine mi potrà solo dire di non rompere i cabbasisi (i coglioni) per usare l’italiano.
Mi alzo con fare quasi casuale, poggio la borsa sulla sedia, prendo una sigaretta e…non ho l’accendino! O meglio faccio finta di non averlo.
«mi scusi, ho visto che sta fumando, potrebbe prestarmi l’accendino ? il mio non lo trovo più e…»
«prego, accenda “questa” sigaretta e…»
« ma io la conosco, lei è Camilleri, sa quante volte ho sperato di incontrarla a Roma, mi hanno detto che la mattina passeggia nel quartiere Prati, dove abita»
“«ed è venuta fino a Vigata a dirmi sta minchiata?»
«no, sono venuta per rilassarmi, e per vedere i posti che ho visto con gli occhi dell’immaginazione attraverso i suoi libri, le basta come risposta?»
Non mi resi conto di aver risposto abbastanza indispettita e subito lui incalzò :« ma no, si figuri, le sono grata assai per aver letto i miei libri, le sono piaciuti almeno?»
«oh….dottor Camilleri, li ho adorati da subito, il primo libro che lessi fu un mese con Montalbano, 30 racconti avvincenti che mi hanno fatto conoscere Salvo e la sua casa, vicino al mare, consideri che ancora non era uscita la serie televisiva !»
«adesso ho qui questo libro che dovrei leggere ma da quando sono in Sicilia non riesco a staccare gli occhi dai paesaggi, dal mare e la cosa mi rilassa davvero tanto. Ma lei come fa a vivere a Roma ? io ci vivrei in eterno qui!»
« vede, la vita spesso ci porta lontano dai luoghi di nascita perché quando poi ci torniamo possiamo gioire ancora di più, se vivessi qui forse mi annoierei e non potrei scrivere di questi posti »
Era pacato, si accese un’altra sigaretta, era vero che fumava come un turco e la sua voce roca e cadenzata lo dimostrava, anche il suo respiro a volte sembrava fermarsi.
«ma non mi chiami dottore, qui sono Andrea , ma lei come si chiama?»
«mi chiamo Alice, e se avessi potuto essere una eroina dei suoi romanzi avrei voluto somigliare a Livia, l’eterna fidanzata di Montalbano, ma perché non li fa sposare? Perché lei sta sempre a Genova?»
“«eh, ma quante domande tutte insieme , Livia e Salvo devono stare lontani, pecchè loro si amano così, lievemente , lei c’è, ma è discreta a parte qualche “azzuffatella” al telefono perché lui ha sempre da fare al suo commissariato e quindi Livia è gelosa del lavoro di Salvo! »
Mi scappò una risata sonora e lui mi guardò sorridendo, spense la sigaretta e iniziò a sorseggiare la sua limonata , con una mano chiamò il cameriere che si fiondò lì e mi indicò, «cosa prende la signora? Offro io!» e mi invitò con un gesto a sedersi al suo tavolo , « una limonata, come la sua…»avevo dimenticato la cassata, ma ero così presa dal sommo che volevo sorseggiare la sua stessa bibita.Mi sedetti, arrivò subito la mia limonata , e il sommo continuò dicendo :« ma lei non è mica una giornalista?» «no, no, per carità, io sono una maestra di scuola d’Infanzia» lui sorrise e disse « sa, ho dei nipotini a Roma, li adoro!»
Dopo un attimo di esitazione, ripresi a parlare nella speranza che non mi liquidasse e per questo motivo la mia limonata ancora stava lì, ne avevo bevuto un sorsetto piccolo.
« a volte penso che Montalbano sia solo, che non abbia il fegato di convivere con Livia, si accontenta di Adelina che è una bravissima cuoca e gli lascia sempre qualche piatto siciliano nel frigorifero o nel forno per la cena e abbondanti piatti di pesce, il suo cibo preferito. Raramente accade invece che trovi il piatto principe di Adelina, la pasta ‘ncasciata …. Anche a lei piace?»
« chi Livia, Adelina o la pasta ‘ncasciata? »
Fece una pausa e disse «montalbano è omo di ciriveddro e d’intuito, iddu è….cangevole d’umore e le fimmine lo adorano, iddu lu sa, ma non si lascia confonnere , poi quando mangia lui vuole stare in silenzio ed una fimmina parlerebbe troppo, come sta facendo lei!…l’ adenzia (l’aiuto) della cameriera Adelina scorbutica ma fedele donna di servizio, a lui basta »
In pratica aveva detto che io parlavo troppo! Che tipo però, e pensare che ancora avevo mille domande da fargli, la mia mente iniziava a vagare fra i tanti personaggi e le trame dei suoi romanzi , sempre avvincenti dove il noir si mescola con la vita malavitosa della Sicilia.
Eppure stavo seduta con il Sommo e quasi non mi rendevo conto, lui era riuscito ad infondermi quella calma proverbiale che mostra sempre nelle poche interviste che rilascia, e non riuscivo a domandargli nulla.
Mi chiese cosa facessi per campare, scandendo con la sua voce rauca ogni singola sillaba, con un tono quasi ironico; io risposi che facevo la maestra dell’asilo (così mi avrebbe capito subito) ma che il mio sogno era scrivere un libro, mi guardò con un sorriso e disse con una calata siciliana ma in perfetto italiano :« vuoi fare la scrittrice, quasi tutti desiderano scrivere qualcosa che li renda immortali e famosi… ma scrivere richiede sacrificio, conoscenza e tanta dedizione …»
«no» risposi « io voglio scrivere perché rimanga qualcosa della mia anima quando non ci sarò più (spero il più tardi possibile!) voglio scrivere per far vivere i miei sogni, per rinascere nei personaggi che descrivo, per amare i personaggi di cui parlo!, voglio scrivere perché sento di poter dire tante cose , e non ultimo con la penna vorrei uccidere i miei fantasmi, seppellire i miei nemici, e liberare la mia fantasia!»
«basta ….alla giente non gliene cataffotte n’anticchia di questi discorsi! » e accennò ad un sorriso
Presi la palla al balzo per sorseggiare la limonata e ammirare il paesaggio che riconoscevo bene e gli chiesi se la casa di Montalbano sul mare fosse abusiva , e lui con un fare quasi scontato mi disse di si, come del resto tutte quelle case a punta Sicca , un luogo speciale era quello!
Rimasi in silenzio, sorseggiai la mia limonata, aspettai un cenno del sommo, lui accese un’altra sigaretta e mi guardò dicendo « queste sigarette saranno la mia rovina, ma non posso pensare di smettere.”»
Presi dalla borsa il mio pacchetto di Phil Morris , lentamente presi una sigaretta e risposi «mi fa accendere?» «con piacere “ rispose lui.
Rimanemmo in silenzio a fumare, mentre lui guardava il mare….
Poi lui si alzò, mi guardò e disse « il romanzo mi chiama, vado a finire la mia ultima fatica, avrei voluto rimanere qui, ma l’editore preme. Se lei mi da il suo indirizzo le mando una copia autografata»
No stavo nella pelle, presi la mia agendina, strappai un foglio e scrissi tutto, compreso il mio indirizzo di posta elettronica .
« grazie Alice, buona vacanza , si riposi e pensi ai suoi piccoli alunni…»
« grazie a lei, buon lavoro, spero di ricevere presto la copia della sua ultima fatica!»
Lentamente si alzò, mi strinse la mano e si allontanò.
Non dimenticherò mai quella vacanza in Sicilia.

 

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La ragazza con l’orecchino di perla

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“La ragazza col turbante” più comunemente conosciuta come” la ragazza con l’orecchino di perla” (Vermeer) è uno dei miei quadri preferiti , perché’? mi piace l’espressione , immagino il pittore nel suo atelier che fa mettere la ragazza con il viso davanti alla finestra e gli fa voltare il capo lentamente per trovare quella luce che la rende stupenda, con il suo orecchino di perla grande , molto grande che cattura gli occhi di chi lo guarda. Il colore del turbante che stacca nettamente con lo sfondo scuro e da risalto al viso , non perfetto nei lineamenti ma accattivante, la bocca socchiusa quasi a voler suscitare nel pittore il desiderio; si potrebbe immaginare che il pittore fosse rapito da quella ragazza…..Mi piace inoltre quella fusione fra i chiari e gli scuri, soprattutto quei piccoli riflessi di luce negli occhi….Qualche tempo fa ho letto il romanzo ed ho visto il film così il quadro ha assunto una visione diversa;la ragazza ora aveva un nome : Griet, lei era a servizio della casa di Vermeer, si occupava dei molti figli del pittore , aveva un innato interesse per i colori ed impara presto a preparare i colori che usava Vermeer per fare i suoi quadri e tutto di nascosto della moglie…..

Alice

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I racconti del nonno – La Guardia del varco.

 

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In memoria di Alberto “Buzzichetto”

La Guardia Del Varco.

       Lo aveva svegliato all’alba; gli aveva dato una sciacquata veloce al viso con l’acqua corrente dal rubinetto della cucina, acqua sempre fresca; non gli aveva lavato nemmeno i denti ma tanto dovevano andare in campagna e poi ci avrebbero pensato le donne di casa al loro ritorno a dargli una bella lavata, in ogni caso non avevano ancora fatto colazione.
«Che voe l’ciambellone de la nonna… o le savojarde?» aveva chiesto suo nonno a Matteo porgendogli un scatola di metallo che in passato aveva custodito altri biscotti confezionati.
Matteo aveva optato per il ciambellone e ne aveva divorata un’enorme fetta ma dopo il primo sorso di latte e caffé che gli aveva servito nonno Mario, gli erano venute le forze di stomaco. «A Mattè, mo che fae come al solito tuo?! … e beve sto latte no!?».
Matteo aveva spostato deciso la tazza del latte con tutte e due le mani di fronte a se, in direzione del nonno che gli stava seduto davanti, aveva afferrato un’altra fetta di ciambellone divorando anche questa. «Fa schifo sto latte …a no!… è amarognolo!» gli aveva risposto con espressione schifata lamentandosi e insistendo, corrucciando fronte e sopracciglia, e di sicuro non si sarebbe mai più avvicinato quella tazza di latte. Nonno Mario, alla parola “schifo” stava per scattare su tutte le furie; di riflesso s’era girato verso i contenitori delle spezie e si era accorto che dentro a latte e caffè del nipote aveva messo, poco prima, tre cucchiaini di sale…e poi un quarto per addolcirlo meglio! Quando lo assaggiò per assicurarsene vennero le forze di stomaco anche a lui. «Paaaaace de monnooooo!!» aveva esclamato a voce alta Mario e aggiungendo «Buttamo tutto Mattè…e annamesene ch’è tarde!!» cercando di fuorviare il piccoletto.
Era iniziata così quella giornata di sabato per Matteo e suo nonno, fra l’acqua gelida della cucina e il sale nel latte e caffè e così, fra una risata e l’altra, i due si erano allontanati per andare a prendere il ciuco alla stalla.
«N’dove annamo stamattina no’?» aveva chiesto Matteo curioso mentre il nonno preparava l’asino con la bardella di cuoio imbottita, briglie e capezza.
«Stamattina annamo a Monte Ventoso Mattè…», aveva fatto una breve pausa perché sapeva che suo nipote non aspettava altro che una delle sue fantasiose spiegazioni e poi, per iniziare la storiella, aveva aggiunto:«…Ma prima famo un sarto a le Spiagge…c’è l’zi Egidio che c’aspetta li, e mesà che ce vene pure lu a Monte Ventoso!».
Ah! Matteo non stava più nella pelle, quello era il suo habitat, la campagna, gli animali, la natura, il fiume che passava fra le colline le strade fra i boschi e le carrettiere che portavano in posti irraggiungibili con qualunque altro mezzo di trasporto a motore. In quei posti la pace era assicurata e, in quel periodo non c’erano molte moto da fuori strada e da cross in giro per quegli spazi verdi e le forze dell’ordine erano libere di fare il loro lavoro, limitando la circolazione nelle zone vietate.
Prime mattine di primavera; nonna Nena e mamma Annetta in viaggio per Roma, Mario, Matteo e il ciuco, prima verso “le spiagge” e poi a “Monte Ventoso”. «Che te porto pe pranzo Mattè? pane e formaggio come l’nonno…o la mortatella col presciutto?» aveva chiesto nonno Mario a un eccitatissimo Matteo, che ormai scalpitava correndo avanti e indietro, avrebbe persino digiunato anche le settimane successive pur di sbrigarsi a partire se glielo avessero chiesto.
Il nipote non gli aveva nemmeno risposto e, fra una scarrozzata e l’altra per casa, aveva alzato le spalle come per dire «…A ‘Nno’! fa come te pare…basta che annamo…», ed era già in fondo alle scale di casa impaziente di salire sul suo “cavallo”, alla conquista dei mondi fantastici che suo nonno gli avrebbe presentato di li a qualche momento.
Come sempre arrivarono per tempo; zio Egidio aveva raccolto verdure e frutta per il nonno, e questi aveva ben stipato il tutto nelle ceste di Bianchino, il ciuco neopromosso cavallo “puro sangue” e poi via, verso Monte Ventoso e tutte le sue avventure. «OH!, mo che arrivamo al sodo nun fa come al solito…che po’ me tocca vanì a cercatte!…vojo dì…gioca, ma nun te allontanà da le rimessine, nun te avvicinà al fosso e nun entrà ne la macchia!» gli aveva intimato “Scivoletta” mentre scendevano il pendio verso il fiume insieme al somaro; e mentre arrivavano vicino al corso d’acqua, che scorreva sinuoso nel suo letto fra alcune colline e Monte Ventoso, Ser Matteo Del Paesello, da sopra il suo destriero, aveva risposto parecchio contrariato «Se…vabbè, a ‘nno’! allora nun posso fa gnente!».
Nonno Mario, che credeva di non essere visto, se la rideva sotto i baffi (che non aveva mai avuto!), pensando a quella escalmazione e a quanto poteva essere irrequieto e scaltro un bambino di appena cinque anni; un bambino che aveva già visto quell’accenno di sorriso anche se era alla sue spalle, persino da sopra il “destriero”; un giovanissimo uomo che giorno dopo giorno, per istinto di sopravvivenza, aveva imparato a costruire regni fantastici, paesaggi unici, mattone magico dopo mattone magico, fra creature buone e creature maligne, tra “Fusarello” e “Giuccamatta”, fra “Firulí” , “lo spaventapasseri”, “la morte cazzuta” e “la famiglia di lupi mannari”.
Scivoletta non aveva nemmeno l’ombra dell’idea di quanto, quel mezzo sorriso, era importante per Matteo, o forse lo sapeva, forse ne conosceva la potenza, conosceva la forza di quella sua espressione scanzonata, più di ogni altro. Quell’espressione non era altro che il suo nullaosta per Matteo, il lasciapassare per accedere ad un altro mondo, fuori dal controllo della fredda logica umana, quel mondo esclusivamente suo, dove morivano solo i cattivi dove gli eroi come suo nonno avrebbero vissuto in eterno e dove lui a sua volta sarebbe cresciuto protetto da un fauno, un’elfa, una strega e l’orco.
Zio Egidio non si era unito al gruppo rimanendo alle “spiagge”, così veniva chiamata quella località da tutta la famiglia Scivoli, dove zio Egidio aveva il suo pezzo di terra; Matteo poteva solo immaginare il perché di quel nome e, nella sua testa, le ipotesi diventavano infinite.
Arrivarono al podere di Monte Ventoso mentre strada facendo avevano raccattato personaggi che solo quelli come lui potevano vedere. Alcune di quelle creature cantavano, saltellavano fischiettando o correvano qua e là dietro al suo destriero; altre li seguivano di nascosto da dietro le siepi e ogni volta che nonno Mario ne nominava una, come per magia, questa si materializza; solo a seconda del racconto del nonno poteva rimanere o…andare, come fosse veramente lui a comandarle; forse, dipendeva proprio dalla forza delle sue parole.
I giullari, ad esempio, facevano sempre una brutta fine; a volte, fra una risata e l’altra, venivano scalciati dal suo fedele compagno a quattro zampe, altre volte venivano colpiti da meteoriti vacanti e si disintegravano fra gli schiamazzi, in ogni caso il loro era quasi sempre un breve destino.
Mentre alcuni personaggi scomparivano imminenti, altri rimanevano giornate intere a fargli compagnia e a vivere con lui le avventure del suo mondo.
«Allora!» anticipò Scivoletta, «Mo che arrivamo…legamo l’sumaro a ‘na pianta di qua dal fiume…e annamo di la a piedi, passamo su le sasse…sta attente a ndove mette le piede…e nun fa come fae tu, che nun sente manco mezza messa!» aveva esordito Mario.
Era li che cominciava tutto. Nonno Mario si era preso cura di un pezzo di terra per qualche ora, fino a mezzo giorno più o meno, poi aveva preso alcune vacche e le aveva portate al pascolo e mentre insieme al nipote scendeva verso una valle li vicino, qualcosa attirò l’attenzione di Matteo. «A ‘nno’!» esclamò con sorpresa richiamando l’attenzione di Mario: «Che so’ quelle?» aveva continuato indicando una parete di roccia costellata di strani frutti rossi. Il nonno con pazienza si era arrampicato scalando per un paio di metri la parete di roccia, aveva raccolte quattro di quei frutti «Due per omo…» gli aveva detto cercando di spiegargli cosa fossero: «Cerase marine Mattè…so’ sarvatiche e se magneno cossì», le aveva sciacquate con l’acqua di una piccola damigiana che portava a tracolla insieme a quella col vino e dopo averne assaggiata una, un paio ne passò al nipote.
Matteo assaggiò quello strano frutto per la prima volta, era dolce e leggermente farinoso, ma buono e mangiò anche l’altro.
Attraversarono così il fiume e una volta dall’altra parte lui rimase a giocare in una piccola area circoscritta, delimitata da alcune stecconate per le bestie su un lato, una lunga siepe di confine e la strada che avrebbe riportato al fiume, nonno e nipote, dall’altro lato e poi…il buio totale.
Ricordava solo un forte giramento di testa, un vortice che molto velocemente lo aveva inghiottito.
«E tu chi see ?» aveva chiesto Matteo, infreddolito mentre balbettava tremando, ad un uomo grande e grosso che si era avvicinato uscendo come dal nulla.
Sembrava essere uscito da una coltre di nebbia in mezzo alla neve; «Piacere, so’ l’Generale Inverno…» si presentò quel signore in una strana divisa verde e blu, impellicciata. «Aò me parghe proprio Buzzichetto, la guardia…» gli confidò sorpreso il giovane che continuava a fissarlo di traverso e battendo i denti dal freddo.
«Chi? » chiese sorpreso questi mentre si toglieva la grossa mantella di pelliccia a scacchi verde e blu, con rifiniture e bottoni d’argento e, prendendo Matteo con una enorme mano, ce lo avvolse fino a coprirlo completamente. «No Mattè, so’ il Generale INVERNOOO…!» gli rispose a voce alta il gigante un po’ adirato. «Aò…sarà!… ma a me… me parghe proprio Alberto la guardia», ribadì con un po’ di insistenza Matteo.
Il giovane non ricordava come fosse arrivato li, in mezzo alla neve. Tornando a ritroso nel tempo, con la mente, non riusciva ad andare oltre la parete di roccia costellata dei frutti rossi, le “cerase marine” che poco prima aveva mangiato e dove era tornato per assaggiarne altri e ne aveva fatta una bella scorpacciata, ma nel mezzo non c’era niente, il vuoto. Solo un vortice che veloce lo aveva inghiottito. «Albè ma che stamo a fa qui…? io nun me ricordo manco chi so’ fio!» confidò Matteo. «Primo…nun so’ Alberto e secondo…n’hae fatta un’antra de le tue!» gli rispose il generale dal suo metro e novanta, dietro una folta ed importante barba grigia e, dopo essersela massaggiata per un po’ mentre se lo guardava parecchio incuriosito, riprese a dirgli «Pe adesso avemo solo da aspettà l’tu nonno Scivolotta…e, nel frattempo io te fo la guardia».
«aaaaaa allora see la guardia!», rispose secco Matteo.
«Aridajeeeee, Noneeeeeeeeee!» ribadì il generale con disapprovazione e tono ancora più annoiato, puntualizzando: «Te devo solo fa…la guardia a te!».
La conversazione proseguì così con le insistenti domande di Matteo e le vaghe risposte del generale inverno. L’Autorità del mondo di Matteo, spiegò lui che questa volta non era stata del tutto colpa sua, o meglio che per metà era responsabilità di suo nonno.
«Aò!» rispose secco e risentito Matteo, «L’mi nonno nun se tocca».
«E chi te lo tocca!» gli assicurò il generale.
Sebbene Matteo avesse smesso di tremare e battere i denti, sentiva che sotto quel mantello colorato stava più al sicuro e che sarebbe stato meglio per lui rimanere la, insieme al Generale “Inverno”.
D’un tratto il cielo, che fino a poco prima era un’uniforme macchia minacciosa grigionera, iniziò con sorpresa a schiarirsi e il sole squarciava le nuvole; tiepidi e lucenti i suoi raggi illuminavano tutto e la neve si stava vistosamente sciogliendo, quando Matteo, curioso, chiese al generale «Ma si qui c’è la neve, nun dovrebbe esse inverno?». Il Generale fece un grosso sospiro poi rispose:«No Mattè, qui, adesso nun’è proprio inverno…e c’ha ragione Scivoletta, see proprio curioso sa!!».
Quel signore così impostato nella sua divisa, che non si capiva di quale ordinamento fosse, mentre passeggiava impettito avanti e indietro a passo cadenzato, raccontò al piccolo Matteo diverse storie di quel posto, storie alle quali era veramente difficile credere ma entrambi dovevano far scorrere il tempo e si assecondarono con piacere vicendevolmente. Il generale cercò di rispondere a tutte le domande del piccolo Matteo che continuava a sostenere che fosse “Alberto la guardia” e Matteo accettò l’idea che suo nonno fosse uno dei: “guardiani del varco”.
Un Guardiano del Varco…tse tse, lo considerava si un eroe, ma suo nonno, addirittura un guardiano del varco, chi glielo avrebbe mai detto; gli veniva da ridere al solo pensiero ma li per li fece finta di niente, in fondo tutte quelle esilaranti storielle del Generale gli piacevano, erano simili a quelle del nonno.
Finchè non iniziò a sudare sotto quel pesante mantello e sotto il sole, che ormai aveva asciugato anche le nubi.
«Me gira la testa generà…o invè … o Albè, nun so’ più come chiamatte!» esclamò preoccupato Matteo. Si scoprì tirando via di forza il mantello poi continuò «N’dove è l’mi nonno?» sempre più agitato, «Sta tranquillo Mattè che mo arriva» gli rispose il generale prendendolo in braccio e stringendolo al petto.
Matteo sentì una forte pressione e il senso di vertigine aumentava mentre tutto intorno girava come se stesse su una giostra; la neve si scioglieva sempre più velocemente e scompariva quasi a vista d’occhio e tutto intorno a lui si muoveva in modo accelerato, persino la terra sembrava ruotare più in fretta, ebbe anche la sensazione che stesse per fare buio troppo presto, ma non fece in tempo ad arrivare la notte perché appena il mondo attorno a lui smise di girare si ritrovò sdraiato su un letto con a fianco sua nonna che con un piccolo asciugamano gli bagnava la fronte e il generale inverno affianco a lei che le spiegava per tranquillizzarla :«Nun ve preoccupate Nena… è solo ‘na magnata de cerase marine… só mpo’ alcoliche, lo sanno tutte!».
«Si, lo so’, ma lo sa pure quel morammazzato de Mario…» rispose nonna Nena evidentemente arrabbiata mentre Alberto cercava ancora di calmarla.
Nel frattempo Matteo stava riprendendo lucidità e tutto il resto in torno a lui si fermava definitivamente. Finalmente riuscì ad inquadrare quell’omone con la barba grigia e gli occhi azzurri.
«…a Generà! ma ch’è successo?» chiese confuso Matteo. «Seeeeeeeeee, magari ero generale Mattè!!» sbottò il vigile urbano, frenato solo da una sonora risata ew poi riprese: «Sò Alberto…la guardia, e tu…te see mbriacato co le cerase marine ahahahah». Ma ecco che, da dietro quell’armadio in divisa da vigile urbano, sbucava un ometto tutto improfumato d’acqua velva, bello pettinato, imbrillantato e impomatato. «A Mattè nun te posso portà più lontano de le caselle de le galline che fae subito danno!» questa volta erano scoppiati a ridere tutti, tranne nonna Nena, che invece tutta “urtata”, come s’era avvicinato il marito, aveva ripreso a sistemare la cucina farfugliando parole poco comprensibili.
Matteo non ci stava capendo più niente, chi era il generale? chi era la guardia? e cosa ci faceva li, dopo qualche momento l’unica cosa che aveva realizzato era solo il fatto che si trovava a casa dei nonni, accudito come sempre dalla Nena, con Alberto che a quel punto non sapeva più quale ruolo avesse in tutta quella storia, ma di ciò non gliene importava niente, Generale Inverno o Alberto La Guardia (come lo chiamavano tutti) aveva capito che era stato lui a riportarlo alla realtà, lo aveva riportato a casa.
«Allora Mario! Io ve saluto e me ne vo’ ho da annà al commune a firmà du carte!» disse Alberto, dandogli del voi come faceva di consueto con le persone più anziane del paese e col cappello bianco sotto al braccio si era avviato verso le scale che portavano all’uscita.
«Grazie de tutto Albè…te voe pià n’antro bicchiere?!» chiese nonno Mario indicando la fiasca di vino sul tavolo della cucina mentre, accompagnandolo, lasciava una scia di dopobarba per tutta casa.
«No Mariú è bono e ve ringrazio maaa…è mejo de no…sinnò me mbriaco pure io…e ame chi me ce porta a casa?», gli aveva risposto sorridendo e poi aveva aggiunto: «è stato un dovere per me…però, è mejo che quanno aprite quel varco, state più attente…», s’era fermato sull’ultimo gradino, si era girato ancora una volta verso Mario che lo aveva seguito con lo sguardo da sopra il pianerottolo e, prima di uscire definitivamente, gli aveva detto: «Vo lo sapete quant’è ‘mportante e pericoloso no’!? finché nò passamo dall’altra parte, va pure bene.., ma pensate ‘mpò si quarcuno de loro passa di qua…che casino che famo… e nun’è la prima vorta che succede!».
«he già! » solenne aveva annuito il signor Scivoli.
Dopo un ultimo saluto era uscito tirando la porta pesante dietro di se, sperando che Mario avesse imparato la lezione mentre suo nipote, che aveva sentito tutta la conversazione e non s’era fatto sfuggire nulla aspettava che suo nonno tornasse da lui.
Scivoletta ritornò nei pressi del soggiorno e, da sopra il lettino dove era ancora un po’ convalescente dalla sbornia, suo nipote gli aveva chiesto: «…quale varco diceva Alberto, nno’?».
Così, mentre il nonno indossava il berretto e si preparava per uscire, già con la giacca sulle spalle come sempre, senza infilarla, e col suo solito sorriso scanzonato, gli aveva risposto: «Quello delle bestie Mattè…il varco del fiume…giù a Monte Ventoso! Pensa mpo’ si le vacche passeno di qua, si nun se le porta via l’fiume e vanno ne le campe de grano…pensa le danne che fanno!».
La spiegazione era più che logica ma a Matteo non parve del tutto credibile, in fondo anche il Generale Inverno era una creazione sua, lo conosceva bene era una delle prime autorità…una di quelle che si incontrano appena si oltrepassava il varco.

Pubblicato in: io e Matteo

TRENO REGIONALE 23654

Il treno era stranamente vuoto…seduta nel vagone di coda vedevo il capotreno, che annunciava stancamente al microfono l’arrivo alla stazione San Pietro …4 posti tutti per me , stavo forse sognando? Esaminai le magliette acquistate a via Nazionale con aria di soddisfazione, poi il vestitino e infine le scarpe (basse e colorate) . Caldo ,faceva molto caldo, il vino bevuto a pranzo in quel posto delizioso, poi la corsa …la metro chiusa…ancora corsa …trinità del Monti …acchiappare un taxi al volo per arrivare alla stazione Termini …era accaduto tutto sì. … ora lo rivedevo al rallentatore….un rewind divertente! ! Presi il cellulare, lui, l’uomo della pioggia, doveva essere su quel treno, avrebbe dovuto salire a S. Pietro, mentre scrivevo messaggi al vento il treno velocemente era arrivato a Ladispoli….avevo in mano tutto il primo capitolo del nostro libro corretto che aveva percorso con me le più belle vie di Roma. ..dal Teatro dell’Opera a via Margutta, dove i pittori fuori dalle loro botteghe osservavano i passanti che ammiravano i quadri.
Tutto ciò apparteneva già ai ricordi, tutto meravigliosamente bello, come le chiacchiere con Paola, mesi di vita da raccontare davanti ad una Roma così maestosa. Adesso mancava solo lui Matteo!
Din Din il cellulare reclamava risposta, era Matteo, ma era troppo tardi,dopo un breve gioco di “dove sei sono qui …non ti trovo..ma siamo sullo stesso treno” e due chiamate perse eravamo già a santa Marinella. Il capotreno alzò il citofono annunciando che eravamo arrivati a Civitavecchia. Riposi il manoscritto nella speranza di vedere Matteo in stazione ;stancamente mi avvia verso la porta ,scesi e fra la gente cercai il suo viso….era sparito..iniziai a correre sorpassai donne, uomini ,trolley….ma di lui nessuna traccia….uscii dal sottopassaggio ma era vuoto….
Ecco chi era lui….un effimera presenza… irraggiungibile …un sogno …un mistero sempre più fitto….
SECONDO ATTO:
Uscii dal sottopassaggio e mi recai di corsa sulla strada, ma non c’era…eppure non poteva essersi volatilizzato, inoltre Matteo non poteva correre a causa di una contrattura .
Mi sentivo osservata mi girai di scatto e vidi una luce , come un lampo che sembrava attraversare il muro perimetrale del sottopassaggio.
Un brivido freddo trapassò la mia schiena, un profumo acre e sconosciuto attraversò le mie narici arrivando dritto in gola, stordita come se avessi respirato etere persi la coscienza, o almeno credo.
A risvegliarmi da quello strano torpore fu una musica, mai sentita.
Suonata con strumenti da me sconosciuti che emettevano sequenze di note armoniose frammentato da vocalizzi formate da unioni di sillabe impronunciabili.
Dove mi trovavo? Un’aura bianca avvolgeva lo spazio intorno a me ed io non indossava nulla…il mio corpo era racchiuso in un involucro comodo che lasciava traspirare luce e calore.
Nessuno era lì, provai a gridare e l’involucro si tinse di rosso e la mia voce diventò rauca e i suoni emessi erano sillabe senza significato.
Chiusi gli occhi e cercai di calmarmi .
L’involucro cambiò colore diventò rosa.
Ma cosa diavolo stava accadendo? Dove mi trovavo?
Provai ad allontanarmi da quel posto ma l’involucro comandava i miei movimenti mi ritrovai senza camminare in una stanza con l’aurea celeste e lì un altro involucro si avvicinò delicatamente dicendo «stai tranquilla,nessuno ti farà del male»
«voglio tornare a casa …dove mi trovo? Chi siete? Cosa volete da me?»
«Tante domande fai…avrai le tue risposte»
Comunicava senza parlare, e il colore del mio involucro stava di nuovo cambiando …erano le emozioni a fa si che ciò accadesse.
Tutto era evanescente e il mio stato confusionale offuscata la mia ragione.
Improvvisamente una strana forza catapultò me e l’altro in un altro posto…un involucro verde mi sfiorò delicatamente e disse «mi cercavi fra la folla ma io era qui…»
Riconobbi la voce calda, gentile, sussurrata di Matteo e in un baleno collegai ….tutti i suoi scritti e i suoi racconti avevano una matrice comune….
Lui veniva dall’oltre…
Lui era oltre…..
Ma perché doveva capitare a me ?
E lui che sembrava capisse i miei pensieri pronunciò «tu sarai quella che prenderà il mio posto quando tornerò nel mio universo parallelo …tornerò dalla mia compagna ….tu avrai un compito importante ed io ti addestrerò per espletarlo nel migliore dei modi»
Ma cosa stava blaterando? Ma che stupido scherzo era quello?

TERZO ATTO
Il mio involucro assumeva colorazioni diverse ed in pochi secondi passava dal rosso acceso al rosa al verde, era un tumulto di emozioni, avrei voluto strapparmi via quella pelle innaturale ma non era possibile, avrei voluto fuggire da quel posto ma lui mi tratteneva con il pensiero, mi tratteneva nel suo pensiero ed io non dovevo far altro che ascoltare in silenzio la sua mente che iniziava a trasmettermi sensazioni di pace e serenità .
Lui si muoveva sicuro in quell’involucro e pian piano mi circondò tutta espandendosi e diventammo una sola materia io mi colorai del suo stesso colore, il mio cuore batteva così forte ma in un secondo si coordinò al suo …. adesso non sentivo più nulla che potesse definirsi umano, venivo presa per mano e portata lontano dai miei pensieri, dalle mie cure quotidiane per esplorare nuove dimensioni.
Non so quanto rimasi lì, ho goduto del piacere della conoscenza, di tutta la conoscenza del mondo ed oltre, un orgasmo infinito di pace e serenità.
Improvvisamente lui distaccò il suo involucro dal mio ed io rimasi sola, un distacco dolce ma amaro per la mia anima che voleva ancora gioire di quella fusione. Lui disse « ora inizierà il tuo addestramento, il mio tempo qui sta per finire ,sono arrivato da voi molti anni fa, ho vissuto a Firenze dove ho accolto altri esseri come me destinandoli in vari posti strategici nel vostro pianeta, ho partecipato attivamente alla vostre occupazioni di umani, cercando di capire i vostri bassi istinti, la cattiveria e l’inutile dispersione di energie vitali compensata da alcuni di voi che attraverso la spiritualità hanno raggiunto un buon grado di controllo ; ho sperimentato come le arti marziali aiutano l’uomo a crescere e dominare gli istinti per questo ho fatto un percorso che mi ha portato ad ottenere la cintura nera ;ora sono un guerriero sul vostro pianeta ; tornerò a Nurubi, quando le condizioni saranno favorevoli dal punto di transizione; ma prima dovevo trovare un umano che potesse continuare a guardare ed insegnare agli uomini la strada per la salvezza. »
L’addestramento fu lungo e doloroso, mi insegnò a dominare i miei istinti, gestire la mia rabbia, ad aprire gli occhi dell’anima
perché solo dopo avrei potuto usare la conoscenza che mi era stata trasmessa.
Essa si manifestava solo ed esclusivamente dopo che avessi raggiunto una disciplina ferrea nella gestione delle passioni e delle pulsioni.
Il compito era delicato e lui era convinto di aver scelto bene, mi aveva messo alla prova , mi aveva osservata, aveva letto i miei scritti …. sapeva che si sarebbe potuto fidare della mia empatia.
Ero preoccupata di non essere all’altezza e nello stesso tempo disperata perché non lo avrei più visto.
Il mio tempo lì era finito, lui decise che ero pronta, per l’ultima volta i nostri involucri si unirono di nuovo, mi trasmise il resto della conoscenza, era una sublimazione dell’anima e del corpo, era un ‘aura splendente che infondeva calore e sicurezza.
ATTO QUARTO
Mi ritrovai fuori dalla stazione vicina al muro perimetrale del sottopassaggio, erano le 16,20 circa.
Il tempo non era passato per me, ricomincia a sentire il caldo, l’involucro aveva lasciato sulla mia pelle un profumo intenso di fiori di bach, ero serena, iniziai a camminare verso la mia auto quando apparve di lato a me un vortice di luce che mi girò intorno.
Sapevo che era lui, era il suo modo di salutarmi, lo avrei visto ancora come umano, il suo ultimo compito sulla terra era quello di pubblicare un libro sulla macchina del tempo, argomento così inflazionato dagli umani ma , a modo suo voleva lasciare la sua impronta.
Mai umani potranno capire cosa sto provando, e mai umani sapranno quello che so io.
Il mio compito sarà di guidarli, inconsapevolmente verso una strada di conoscenza e di pace ;
Da oggi faccio parte della schiera di umani (pochi) che conoscono .

Alice

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IL POMO DELLA DISCORDIA ( la storia vera! )

” A decidere chi è la più bella dell’Olimpo sarà Paride, figlio di Priamo” così sentenziò Zeus;
e a pensare che Paride non doveva nemmeno nascere, lui sarebbe stato la rovina di Troia,Cassandra lo diceva, ma nessuno se la filava…. e Ecuba lo mise al mondo, contro ogni volere degli indovini e dei maghi della corte di re Priamo, allora il re lo diede ad un pastore e gli ordinò di lasciarlo morire, ma Paride non morì… venne allattato da un’orsa, porca Troia….è il caso di dire!!!!! di certo se Paride non fosse nato ,Troia non avrebbe fatto una brutta fine.
Dunque , eravamo rimasti alla decisione che avrebbe cambiato le sorti di quella …eccentrica città.
Ma iniziamo dal principio, Zeus o Giove (che dir si voglia) era il più grande maiale dell’Olimpo, ma lui era il capo di tutta la ciurma e se lo poteva permettere .
Sempre a caccia di ninfette , bastava che lui alzasse un dito ed erano…fulmini e saette e le gentili dee si concedevano al grande capo senza fare storie.
Zeus era molto indaffarato a preparare le nozze di sua figlia Tetide che prendeva in sposo Peleo (dalla loro unione sarebbe nato Achille) .
Adesso vi racconto come fu il loro primo incontro….
Peleo , in pratica voleva a tutti i costi Tedide e l’aspettò dietro una grotta , lei arrivò e lui non ci capì più nulla, si addossò su di lei ma lei reagì come una furia e si trasformò più volte in in esseri ripugnanti, ma lui gli rese pan per focaccia e alla fine Tetide ne fu soprafatta ..piacevolmente e si amarono nei modi più…variegati.
Così Zeus decise di farli sposare e si mise all’opera per organizzare una festa grandiosa; c’erano tutti, perfino Plutone che contrallava i suoi interessi, visto che aveva concesso un grosso prestito a Zeus per organizzare questo sfarzoso matrimonio , c’era poi Ermes, ladro gentiluomo e messaggero degli dei che per l’occasione aveva infiocchettato le sue scarpette con le ali , tanto che Ganimede, mentre mesceva il nettare lo guardava con desiderio…, vicino c’era Apollo che aveva lasciato il sole nel carro e si era ubriacato come un maiale e sulla terra si chiedevano perchè fosse giorno ormai da 48 ore!!!!…..
Seduto due tavoli più giù c’era Eros che stanco di lanciare frecce ,lasciò incostudito l’arco e la faretra ed un paio di ninfette mezze sceme iniziarono a fare il tiro al bersaglio ; non potete immaginare che fughe “amorose” ci furono alla ricerca di posti…appartati!!! insomma c’erano proprio tutti.
Era, la moglie di Zeus faceva un figurone, il suo consorte non aveva badato a spese : bel vestitino…bella acconciatura… anche se ,in realtà, Zeus si era un po’ incazzato…troppi quattrini….per un matrimonio e poi c’erano anche le altre figlie…un salasso…..
Dicevo, c’erano tutte le dee più gettonate e famose dell’Olimpo e tutto filava liscio, cibo e vino a volontà, gli sposi non vedevano l’ora di filare per partire per loro viaggio di nozze a metà fra il mare e la terra.
Mentre l’Olimpo era in festa accadde una cosa non prevista da Zeus, anche se avrebbe dovuto aspettarsela…….
Arrivò Eris, la dea della discordia, non era stata invitata alla festa di nozze poichè Giove, sapendo come fosse difficile il menage coniugale non poteva invitare una che metteva zizzania…..,Lei

poteva far litigare subito gli sposini e il re dell’Olimpo avrebbe dovuto provvedere di nuovo al mantenimento della figlia.
Ma Eris, incazzata più che mai decise di lanciare la sua sfida…..avrebbe innescato la disputa più famosa di tutta la storia dell’antica Grecia che avrebbe dato tanto da pensare anche a noi , esseri viventi dell’era moderna, motorizzati,computerizzati ed estremamente…..civilizzati (si fa per dire!!!!).
Eris si avvicinò al tavolo e vi gettò sopra una mela d’oro e con voce ferma e sicura disse: “Alla più bella”
Giove si vide rotolare fra le mani questa “mela…. bollente” e sapeva benissimo come erano permalose le dee , con loro non poteva permettersi il benchè minimo errore di valutazione….semmai avesse dovuto sceglier la più brava in cucina o la più saggia ,le perdenti non si sarebbero urtate più di tanto, ma parlare di bellezza….
Giove era in forte imbarazzo, non sapeva che fare.
Ai nostri tempi Enzo Mirigliani non avrebbe tentennato nemmeno un attimo, avrebbe allestito il più bel concorso di “miss Olimpo” con ingaggi ed introiti da paura….
Ma Giove non seppe fiutare l’affare e consigliato da un amico lasciò l’arduo compito della scelta a a lui, il pastorello, allattato da un’orsa, figlio rinnegato di Priamo, Paride.
Intanto Paride viveva tranquillo in mezzo alle sue pecore e mai si sarebbe sognato di essere chiamato ad esprimere un giudizio così importante.
Così Giove sentenziò:
” A decidere chi è la più bella dell’Olimpo sarà Paride, figlio di Priamo”
Atena Era e Afrodite fra queste tre doveva decidere il povero Paride.
Tre iene , pronte a fare di tutto per aggiudicarsi la mela d’oro, anche a ricorrere ai più subdoli inganni.
Ognuna di loro offrì qualcosa di grande a Paride.
Lui però si volle togliere qualche soddisfazione prima di scegliere e le fece spogliare.
Le dee non se lo fecero dire due volte e si tolsero le vesti così da potersi mostrare senza pudori.
Paride che aveva solo visto pecore e capre in vita sua venne travolto da quello spettacolo sublime così tanto da …..(omissis)

Era promise a Paride di farlo diventare l’uomo più potente di tutta l’ Asia se solo lui l’avesse scelta.
Paride nn sapeva nemmeno cosa fosse l’Asia, quali fossero i suoi confini, e poi che farsene della potenza?
Atena invece puntò sulla saggezza e sull’intelligenza promettendo a Paride , di farlo ricordare come come l’uomo più saggio ed intelligente del mondo.
Ma a Paride non serviva l’intelligenza per badare alle pecore….
Fu la volta di Afrodite, la sua promessa fu di certo la più allettante .
Promise a Paride una cosa formidabile ……la gnocca più gnocca di tutta la Grecia, cioè Elena di Troia
Si rivolse a lui promettendogli sia la bellezza e donne a volontà che lei….Elena , bella fra le belle di tutte le mortali.
Indovinate un po’ chi scelse Paride,figlio di Priamo?

Scelse Afrodite…….
Morale della favola: ” MEGLIO FOTTERE CHE COMANDARE”

ANCHE SE NON STO A RACCONTARVI IL SEGUITO DELLA STORIA
SAPPIATE CHE PARIDE EBBE ELENA.
ERA E ATENA MEDITARONO ATROCI VENDETTE SUI TROIANI
MA PARIDE SI FECE LE PIU ‘ BELLE TROMBATE DELLA STORIA DELLA GRECIA ANTICA…

Alice

 

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Pubblicato in: io e Matteo

Io , Matteo e la lavatrice

Ieri sera in chat di fb ho parlato un pochino  con Matteo, anzi, per essere precisi gli ho chiesto se potevo pubblicare qui sul blog un mio racconto “ Blumon” .Tale racconto è frutto di una delle nostre prime collaborazioni ed è un po’ piccante, per cui ho chiesto il consenso al comproprietario del blog.
Lui per tutta risposta scrive« puoi pubblicare quello che vuoi!» e aggiunge «sto facendo la lavatrice!»
Passa circa mezz’ora e io rispondo « grazie Matteo! Appena ho un po’ di tempo lo pubblicherò»
Subito lui mi risponde con una scarica di emoticon sorridenti « io sto alla seconda! ( lavatrice)»
Non so perché l’idea della lavatrice mi ha fatto pensare ad una cosa piacevole che si fa in due  😉
E non potevo non rispondere usando tutta la malizia che alle 23,30 si scatena nella mente di una donna.
( non mi chiedete perché le 23,30…non lo so, mi è venuto da scrivere così!!)
«Oddio….che mi perdo ,Matteo!! Pure due di fila! Sei un grande! Di certo ,se motivato , riesci pure ad arrivare a tre!!! ho un paio di lavatrici arretrate! Ti aspetto??? La mia ha pure la centrifuga a 1200 giri!!»
Inutile dire che Matteo si è fatto una gran risata e non mi ha preso sul serio, del resto la nostra amicizia prevede anche questi piccoli sketch, di solito sono io ad innescare la miccia la mattina! ( quando mi gira bene)  Lui è sempre molto tranquillo, ma sono sicura che mi aspetta , anzi se lo aspetta ! queste mie attenzioni e provocazioni ormai fanno parte del gioco!
Matteo mi dice sempre che sono tremenda! Ma questa della lavatrice non potevo farla passare così … andava assolutamente commentata!
A volte basta poco per rendere piacevole e divertente una giornata che senza un po’ di pepe sarebbe piatta e monotona.
Grazie Matteo di esistere!
P.S : Vorrei proporti una lavatrice che consente di caricare oltre 7 chili e mezzo di bucato, ha un ciclo più lungo ma potresti risparmiare un lavaggio! ( afferra al volo la sottile battuta)
Buona serata a tutti
Alice.

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Pubblicato in: racconti

Tatuarsi perché?

Fra poco vado a trovare un mito nel mondo dei tatuatori!  Chissà  se  la mia pelle ne uscirà  sana e salva!
Ho scoperto che adoro farmi segnare e disegnare la pelle! Segni indelebili di grandi passioni! Attimi di vita incisi sulla mia schiena!
Alice.

 

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Pubblicato in: racconti, stranezze

Punti di vista

 

punti di vista

Sto perdendo tempo, non mi riesce , è un compito difficile per me, non sono pronta, le mie energie sono focalizzate su altre cose, non riesco ad esprimere la mia creatività.

Una sequela di “non ci riesco” era diventato il suo pane quotidiano, come può una mente appiattirsi così? Come può spegnersi ogni idea?

Ricominciamo, era una sera buia di quelle senza luna  e  Sandra  doveva  tornare a casa , aveva paura dei cani e  si guardava intorno , l’ insicurezza che  di solito   mascherava   benissimo,  le stava   creando  dei  problemi e  ultimamente  i suoi ” non ci riesco” erano troppi; e poi  che era questa strana paura dei cani? Sentiva un brivido lungo la schiena al pensiero di venir assalita alle spalle da cani randagi.

Maledetto tempo, iniziava a piovere e Sandra doveva allungare il passo, doveva pure sbrigarsi, aveva delle cose da fare a casa e pensava :” non ce la posso fare, devo scrivere un racconto , fare un esercizio, Gianni lo aveva già fatto ed era stato lui a sceglierne la tipologia , in pratica doveva essere una composizione  libera ma raccontata dal punto di vista di due persone  diverse, insomma un incrocio. Potevo ambientarlo ovunque e scegliere la situazione, potevo  fare come mi pare, purché i protagonisti dovevano essere  coinvolti (direttamente o indirettamente).

Sandra non aveva idee, aveva già letto l’elaborato di Gianni e lo trovava molto carino, scorrevole , leggibile.

Cosa poteva scrivere lei? Aveva un vuoto , non ce la poteva fare .

“non je la posso fa, non je la posso fa, ma che scrivo ora? Ma in fondo mi va di scrivere ? no .

Ma che mi sta succedendo ? Oddio  che è questo rumore? Non sarà mica un cane?”

Sandra iniziò a correre e lo zainetto si sfilò dalla spalla e tutto il contenuto si rovesciò per terra.

“Cazzo cazzo cazzo !!!! ma perché non chiudo mai lo zaino? E’ che non sono capace a chiudere le cose io, no non ci riesco, mi pervade un senso di abbandono terribile, ma ora basta!!”

Raccolse tutto da terra, pezzo dopo pezzo mentre pensava  fra se : “  ma perché devo scrivere? Io invece di scrivere vorrei che Gianni mi saltasse addosso , mi riempisse di morsi in posti non visibili, che mi sbattesse su un letto, che mi facesse gridare. Vorrei poterlo sbranare, fare di tutto, altro che scrivere! vorrei che la mattina mi dicesse -buongiorno stronza!! Non lo sai che la vita non va sempre come vorresti tu?-”

Rimise tutto nella borsa, buttò gli occhi per terra per vedere se c’era qualche altra cosa.

“ altro che scrivere!! ma domani  glielo dico, mi dovrà rispondere, si o no (so già che sarà un no secco) manco mi risponderà, anzi farà di peggio, interromperà la nostra collaborazione .Farà lo “gnorri”  e poi lo so che non pensa affatto a me, è una barriera mentale, non si è mai posto nemmeno il problema, non ha mai pensato a me come una  con cui poter intrattenere una relazione, lo ha rifiutato a priori, non sono carina , ok, non sono il suo tipo, ok, ebbene lui è il mio tipo e non sa cosa si perde, a parte il sesso! Ed io non voglio arrendermi così passivamente. Si ,mi piace scrivere ,  e pure molto,ma mi piace pure lui, uffa! Perché devo prendere sempre sberle? Eppure potrebbe  dirmi di prendere un caffè insieme, non dico al blumoon ma da qualche altra parte, il mondo è pieno di bar!!“

Certo era un periodo di alti e bassi per Sandra , e per quanto avesse tenuto duro per mesi tutto stava crollando, lei provava a ricostruire , metteva tre mattoni e ne crollavano quattro, stava pure diventando maldestra! Ma non perdeva mai la speranza e non smetteva mai di coltivare i suoi sogni !

Arrivò a casa in tempo   prima  dell’arrivo del temporale, nessun cane l’aveva inseguita , si mise i suo pigiamone e iniziò  a  scrivere questo racconto per Gianni.

“Sto perdendo tempo, non mi riesce , è un compito difficile per me, non sono pronta, le mie energie sono focalizzate su altre cose, non riesco ad esprimere la mia creatività. Mi dispiace non je la posso fa!

Ricominciamo, ci provo ….. Era una sera buia di quelle senza luna e Sandra…..”

Che schifo di racconto cosa penserà Gianni? In fondo è lui il

co-protagonista e antagonista nello stesso tempo.

Rimarrà piacevolmente sorpreso? Sarà indifferente? Questioni di …..punti di vista!!!!!

Questo Sandra lo saprà domani, semmai Gianni risponderà alle sue domande.

Alice.

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Pubblicato in: racconti, senti...menti

…a proposito di San Valentino (leggete vi prego!!) Ma anche no!

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…e accade quando meno te lo aspetti, ti puoi innamorare di tutto, di un bel quadro, della vita, di un cagnolino, di un uomo, di una donna e…. dell’idea dell’AMORE.
Ma che vuol dire essere innamorati?
Alcuni studiosi hanno azzardato teorie sull’innamoramento dicendo che ci si può innamorare (o far innamorare ) assumendo una dose di ossitocina (nota come l’ormone dell’amore).Ma siamo così sicuri che dopo aver dato un po’ di ossitocina al mal capitato questo si innamori di noi e non della nostra gattina che ci sta sempre accanto?Ma davvero l’innamoramento dipende semplicemente da un meccanismo di sostanze chimiche? o c’è dell’altro?
Mah….io non saprei dire.
Vogliamo parlare dell’amore esoterico del tantrismo? quello che permette ai praticanti di trascendere se stessi tramite un’unione sessuale sacra, invertendo il flusso energetico dell’orgasmo per risvegliare Kundalini, il serpente che dorme arrotolato alla base della nostra colonna vertebrale e che attende di essere risvegliato per poter percorrere la spina dorsale sbloccando tutti i chakra e infine connettendoci con l’energia cosmica dell’Akasha.( qualcuno dice che sono tutte scuse per scopare con chi ti va senza avere sensi di colpa!! )
beh che dire, l’innamoramento è causa di forte stress in ambedue i sessi, metti il caso che ti innamori di uno che non ti ama, oppure che è sposato,( peggio se infelicemente) che devi sorbirti pure le sue lamentele dopo aver fatto una splendida seduta di sex! ah dimenticavo perchè dicono pure che l’atto sessuale costituisce, un toccasana per l’organismo, migliorando l’attività cellulare, funzionando come anti-age, come tonico e come stimolante delle difese immunitarie.
parliamo di Jung? nuuuu non mi va! ma si va, lui e la sua scuola sostiene che l’amore, e in particolare l’orgasmo, permette all’uomo di rilasciare quantità immense di energia bloccata, collegandolo al resto del Cosmo.
insomma la salute psichica dipende anche da quanti orgasmi liberatori abbiamo!

Comunque io auguro a tutti e proprio a tutti un buon San Valentino poichè sono sicura che dentro ogni cuore c’è un amore……
un amore presente (quello che viviamo)
un amore passato (quello che ricordiamo)
un amore “bastardo” (quello negato)
mi rivolgo in particolare a chi vive un amore “bastardo” di certo odierà questo stupido giorno di festa pieno di cioccolatini e frasi sdolcinate ma passerà …….
passerà domenica e verrà lunedì……e passerà anche il bastardo…..

A coloro che soffrono per amore dedico queste due righe……..
Si potrebbe chiamare «la strage di San Valentino».
Niente mitra però, soltanto una raffica di cuori spezzati. Coppie che avrebbero dovuto festeggiare, si sono dette addio o stanno per farlo.
E’ finita dopo anni l’amore di Tim Burtun ed Helena Bohnam di Monica Bellucci e Vincent Cassel , Raul Bova ….e chi più ne ha più ne metta….
quindi mettiamoci tranquilli , non ci stressiamo più di tanto, fra qualche tempo gireremo con la pillolina di ossitocina ….
e poi per i più depressi ricordo che lui può sempre ritornare!!! non a caso Richard Burton e Liz Taylor si sono sposati e risposati per sette volte o sbaglio?
auguri a tutti ( pure a me che sta sta festa mi sta sulle scatole da sempre)

Alice

Pubblicato in: stranezze

Gli 82 Comandamenti di Alejandro Jodorowsky per essere felici

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1. Focalizza la tua attenzione su te stesso. Sii cosciente in ogni momento di ciò che stai pensando, percependo, provando, desiderando e facendo.

2. Finisci sempre ciò che hai iniziato.

3. Qualunque cosa tu stia facendo, falla nel miglior modo possibile.

4. Non attaccarti a niente che possa distruggerti nel corso del tempo.

5. Sviluppa la tua generosità – ma fallo segretamente.

6. Tratta chiunque come se fosse un parente stretto.

7. Organizza quello che hai disorganizzato.

8. Impara a ricevere e ringrazia per ogni regalo ricevuto.

9. Smetti di definire te stesso.

10. Non mentire e non rubare, perché facendolo menti a te stesso e rubi a te stesso.

11. Aiuta il tuo vicino, ma non renderlo dipendente.

12. Non incoraggiare altri ad imitarti.

13. Fai piani di lavoro e portali a termine.

14. Non occupare troppo spazio.

15. Non fare movimenti o suoni inutili.

16. Se ti manca la fede, fingi di averla.

17. Non permettere a te stesso di essere impressionato da personalità forti.

18. Non considerare nessuno e niente come di tuo possesso.

19. Condividi equamente.

20. Non sedurre.

21. Dormi e mangia solo il necessario.

22. Non parlare dei tuoi problemi personali.

23. Non esprimere giudizi o critiche quando sei ignorante della maggior parte dei fattori coinvolti.

24. Non instaurare amicizie inutili.

25. Non seguire le mode.

26. Non vendere te stesso.

27. Rispetta i contratti che hai firmato.

28. Sii puntuale.

29. Non invidiare mai la fortuna o il successo di qualcuno.

30. Non dire più del necessario.

31. Non pensare ai profitti che il tuo lavoro genererà.

32. Non minacciare nessuno.

33. Mantieni le tue promesse.

34. Nelle discussioni, mettiti al posto dell’altra persona.

35. Ammetti che qualcun altro potrebbe essere superiore a te.

36. Non eliminare, trasforma.

37. Sconfiggi le tue paure, perché ognuna di loro rappresenta un desiderio camuffato.

38. Aiuta gli altri ad aiutare se stessi.

39. Sconfiggi le tue avversioni e avvicinati a coloro che ti inspirano rifiuto.

40. Non reagire a ciò che gli altri dicono di te, che siano lodi o colpe.

41. Trasforma il tuo orgoglio in dignità.

42. Trasforma la tua rabbia in creatività.

43. Trasforma la tua avidità in rispetto per la bellezza.

44. Trasforma la tua invidia in ammirazione per i valori dell’altro.

45. Trasforma il tuo odio in carità.

46. Non elogiare né insultare mai te stesso.

47. Considera ciò che non ti appartiene come se ti appartenesse.

48. Non protestare.

49. Sviluppa la tua immaginazione.

50. Non dare mai ordini per ottenere soddisfazione dall’essere ubbidito.

51. Paga per i servizi eseguiti per te.

52. Non fare proseliti del tuo lavoro o delle tue idee.

53. Non tentare di far provare agli altri nei tuoi confronti emozioni come pietà, ammirazione, compassione o complicità.

54. Non tentare di distinguerti con la tua apparenza.

55. Non contraddire; piuttosto, resta in silenzio.

56. Non contrarre debiti; acquista e paga immediatamente.

57. Se offendi qualcuno, chiedi il suo perdono; se hai offeso qualcuno pubblicamente, scusati pubblicamente.

58. Quando realizzi di aver detto qualcosa di sbagliato, non persistere nell’errore per orgoglio; piuttosto, ritratta immediatamente.

59. Non difendere le tue vecchie idee semplicemente perché sei colui che le ha espresse.

60. Non tenere oggetti inutili.

61. Non adornare te stesso con idee esotiche.

62. Non tenere le tue fotografie con persone famose.

63. Non giustificarti con nessuno e tieni per te le tue opinioni.

64. Non definire te stesso in base a ciò che possiedi.

65. Non parlare a te stesso senza considerare che potresti cambiare.

66. Accetta che niente ti appartiene.

67. Quando qualcuno chiede la tua opinione circa qualcosa o qualcuno, parla solo delle sue qualità.

68. Quando ti ammali, considera la tua malattia come il tuo maestro, non come qualcosa da odiare.

69. Osserva direttamente e non nasconderti.

70. Non dimenticare i morti cari, ma concedi loro uno spazio limitato e non permettergli di invadere la tua vita.

71. Ovunque tu viva, trova sempre uno spazio da dedicare al sacro.

72. Quando offri un servizio, rendi il tuo sforzo poco appariscente.

73. Se decidi di lavorare per aiutare gli altri, fallo con piacere.

74. Se stai esitando tra il fare e il non fare, corri il rischio del fare.

75. Non tentare di essere tutto per il tuo sposo/la tua sposa; accetta che ci siano cose che non puoi dargli/darle ma che altre persone possono.

76. Quando qualcuno sta parlando ad un pubblico interessato, non contraddire quella persona e non rubare il suo pubblico.

77. Vivi dei soldi che hai guadagnato.

78. Non vantarti mai delle avventure amorose.

79. Non glorificare mai la tua debolezza.

80. Non fare visita a qualcuno solo per passare il tempo.

81. Ottieni cose per poi condividerle.

82. Se stai meditando e il diavolo appare, fai meditare anche il diavolo

DOMANDA : MA  IO VOGLIO ESSERE  FELICE?

BUON FINE SETTIMANA

ALICE.